argomento: Giurisprudenza - Unione Europea
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Con due distinti ricorsi del 2015 e del 2016 la Commissione ha chiesto alla Corte di giustizia di annullare, per violazione della competenza esclusiva dell’Unione in materia di risorse biologiche del mare nell'ambito della politica comune della pesca, due decisioni adottate dal Consiglio nel quadro del Trattato Antartico del 1 ° dicembre 1959, di cui sono parti 20 Stati membri, e della Convenzione di Canberra sulla conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico del 20 maggio 1980, di cui è parte insieme a 12 Stati membri anche l’Unione. Le due decisioni, rispettivamente dell'11 settembre 2015 e del 10 ottobre 2016, approvano la presentazione al comitato CAMLR della Convenzione di Canberra, a nome dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, da un lato, di un documento riflessione su una futura proposta per la creazione di una zona marina protetta nel mare di Weddell (penisola antartica), dall’altro lato, di proposte per la creazione di aree marine protette, nonché di aree speciali per lo studio scientifico della zona marittima interessata, il cambiamento climatico e il ritiro delle piattaforme di ghiaccio.
Nella sua sentenza del 20 novembre 2018 (cause riunite C-626/15 e C-659/16, Commissione europea c. Consiglio), la Corte di giustizia rileva invece che, avendo a oggetto e componente principali la protezione dell'ambiente, le decisioni impugnate rientrano in una competenza non esclusiva dell'Unione, ma da essa condivisa, in linea di principio, con gli Stati membri. Ciò non esclude ovviamente che il Consiglio possa trovare al suo interno la maggioranza necessaria a che l'Unione possa esercitare da sola la relativa competenza esterna. Tuttavia, la Corte ritiene che consentire all'Unione di ricorrere, all'interno del comitato CAMLR, alla facoltà che ha di agire senza l'assistenza dei suoi Stati membri in un'area di competenza condivisa, benché a differenza di essa alcuni Stati membri siano parti consultive del Trattato Antartico, potrebbe compromettere le responsabilità e le prerogative di questi Stati, con il rischio di minare la coerenza del sistema convenzionale antartico e, in definitiva, di porsi in contrasto con le disposizioni della stessa Convenzione di Canberra.