argomento: Giurisprudenza - Unione Europea
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Con sentenza del 18 luglio 2017 (C-213/15 P), la Corte ha respinto l’impugnazione proposta dalla Commissione nei confronti della sentenza del Tribunale Breyer c. Commissione (27 febbraio 2015, T-188/12). La sentenza impugnata annullava la decisione della Commissione che ha rifiutato di concedere al sig. Breyer l’accesso integrale ad una serie di documenti, tra i quali taluni riguardanti la causa oggetto della sentenza del 29 luglio 2010, Commissione c. Austria (C-189/09). Secondo la Commissione, il Tribunale avrebbe erroneamente giudicato che l’art. 15, par. 3, 4° c., TFUE non osta all’applicazione del regolamento (CE) n. 1049/2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione non osta ad una domanda di accesso a dei documenti formati da uno Stato membro ai fini di un procedimento giurisdizionale che si trovino in possesso della Commissione. A tale proposito, la Corte ha affermato che l’ambito di applicazione del reg. n. 1049/2001 è definito mediante il rinvio alle istituzioni da esso elencate, e non a categorie di documenti specifici né all’autore del documento detenuto da una di queste istituzioni. La circostanza che i documenti detenuti da una delle istituzioni considerate dal reg. n. 1049/2001 siano stati formati da uno Stato membro e presentino un collegamento con procedimenti giurisdizionali non è tale da escluderli dall’ambito di applicazione del reg. in parola. La Corte ha inoltre precisato che l’inapplicabilità alla Corte di giustizia dell’Unione europea nell’esercizio delle sue funzioni giurisdizionali del regime di accesso ai documenti prevista dall’art. 15, par. 3, 1° comma, TFUE non osta all’applicazione di detto regime a un’istituzione alla quale le disposizioni dell’art. 15, par. 3, TFUE e del regolamento n. 1049/2001 sono pienamente applicabili, ove quest’ultima detenga documenti formati da uno Stato membro in relazione a procedimenti giurisdizionali.