argomento: Giurisprudenza - Unione Europea
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Il 30 aprile 2019 la Corte di giustizia ha pronunciato, su richiesta del Belgio il suo parere sulla compatibilità con il diritto dell’Unione della procedura di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati prevista dal CETA, l’accordo di libero scambio concluso il 30 ottobre 2016, tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra (parere 1/17). In pratica, l’accordo punta a istituire un sistema giurisdizionale degli investimenti (Investment Court System, ICS), basato sulla costituzione di un tribunale e di un tribunale d’appello nonché, a più lungo termine, di un tribunale multilaterale per gli investimenti.
Il parere dichiara la compatibilità di tale sistema con i Trattati, rilevando in particolare che il CETA non attribuisce ai tribunali previsti nessuna competenza nell’interpretazione o nell’applicazione del diritto dell’Unione diversa da quella vertente sulle disposizioni di tale accordo. In questa cornice, pertanto, la Corte di giustizia sottolinea segnatamente che l’accordo attribuisce all’Unione il potere di determinare, quando un investitore canadese cerchi di contestare misure adottate da uno Stato membro e/o dall’Unione, se la questione debba essere diretta avverso detto Stato membro o avverso l’Unione, alla luce delle norme sulla ripartizione delle competenze tra l’Unione e i suoi Stati membri. Deve quindi ritenersi che la competenza esclusiva della Corte a statuire sulla ripartizione delle competenze tra l’Unione e i suoi Stati membri sia pienamente preservata.